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eser, 18/02/2026
Dalla proprietà che esclude ai beni comuni
Data:
venerdì 20 febbraio 2026
Luogo:
Reggio Emilia

Venerdì 20 febbraio alle 20.30 invitiamo tutte e tutti al Centro Sociale Orologio per la presentazione del libro “Metamorfosi della proprietà. Itinerari filosofico-giuridico sul terribile diritto” di Nicola Capone, docente di Filosofia, attivista del movimento dei beni comuni e ricercatore in filosofia del diritto ed ecologia politica.

L'autore dialogherà con Massimo De Angelis, docente emerito di economia politica presso la East London University, autore di Omnia sunt communia, Londra 2017.

Per prepararci all'incontro invitiamo a leggere la nostra recensione del libro su linea reggiana al link qui sotto!

Lo studio di Nicola Capone, Le metamorfosi della proprietà. Itinerari filosofico giuridici sul terribile diritto. Editoriale Scientifica, 2025, percorre le trasformazioni politiche e sociali che dalle rivoluzioni borghesi ci portano ai nostri giorni, trasformazioni che si sono tradotte nella articolazione del diritto di proprietà attraverso l’introduzione di nuovi concetti giuridici. A questo riguardo la deriva neoliberista ha costituito un impoverimento dell’intelligenza del diritto e una ignoranza dei problemi e delle dinamiche sociali, ecologiche e politiche che con l’evoluzione dei rapporti sociali e delle forze produttive costituiscono il tempo presente. 

Con l’introduzione del concetto di bene comune cambia la rilevanza dell’esercizio dei diritti come attività della collettività dei cittadini e non come mera fruizione di servizi. Cambia il rapporto tra pubblico e cittadini in quanto al pubblico si riconosce l’obbligo di garantire l’esercizio dei diritti attivi. E cambia anche il concetto stesso di economia, poiché riprendendo la preminenza costituzionale del lavoro sulla proprietà si mette in evidenza come l’attività e la qualità del bene comune non deve essere finalizzata alla profittabilità propria dell’economia capitalistica, che cioè tanto il lavoro quanto l’azione collettiva finalizzata alla pratica dei diritti producono quei beni, cioè  lo sviluppo delle persone e la partecipazione alla vita sociale economica e culturale, che sono preminenti, in quanto fini costituzionali, rispetto alla creazione di profitto e all’accumulazione della ricchezza.


Dalla proprietà che esclude ai beni comuni
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